39ª Brigata Garibaldi di manovra Caio

  • Storia

    39a Brigata Garibaldi “Caio” Ad inizio maggio ’44, sul Monte Nero, al confine fra le province di Parma e di Piacenza si insedia un piccolo distaccamento della 32ª Brigata Garibaldi parmense, formato da una decina di studenti e operai, con a capo Ernesto Poldrugo, “Istriano”, un sottufficiale della Marina originario di Pola. Raggiunta da 40 numerosi ribelli della Val Nure, la formazione orienta la sua azione verso la vallata piacentina, attaccando con successo il 20 maggio il presidio fascista di Ferriere e assumendo il controllo di Farini, dopo un sanguinoso scontro con una colonna di militari di Salò il 24/25 giugno nella quale cade il parmense Ferdinando Guerci, “Caio” . Accresciuta da nuove adesioni, rifornita da un lancio alleato e riconosciuta come 39ª Garibaldi, la brigata, dopo essersi sottratta al primo rastrellamento attuato in provincia di Piacenza nel mese di luglio, riprende il controllo dell’alta Val Nure e, ai primi di agosto , unitamente alla “Stella Rossa” lo estende a Bettola. Rivelandosi però difficile la convivenza delle due brigate nello stesso territorio, e accettando l' “Istriano” di trasferirsi in Val d’Aveto, con al seguito una settantina di uomini, da quel momento la “Caio” opera in prevalenza in territorio ligure alle dipendenze del Comando della VI Zona e s’ingrossa con nuovi aderenti. Assecondando peraltro l’ambizione del Comando ligure di estendere la presenza delle proprie Brigate Garibaldi verso il Piacentino, l'“Istriano” e parte della “Caio” sono ancora protagonisti di significativi interventi anche in questo territorio: il 6 dicembre ’44 attaccano vanamente il presidio di Bobbio; nel febbraio ‘45 intervengono nella Val Nure, completandone la liberazione dalla milizie fasciste da Ferriere a Bettola. Considerati però fuori della zona di attinenza, si ricongiungono al resto dei compagni in Val d’Aveto e da lì la brigata si dedica unita alla liberazione di comuni liguri sulla via verso Genova, dove partecipa il 2 maggio 1945 alla sfilata della vittoria. Assommano a 346 i partigiani riconosciuti appartenenti, almeno per alcuni mesi, alla “Caio”, di cui 56 di origine straniera.
    Romano Repetti

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