53° Brigata Garibaldi “13 martiri di Lovere”

  • Storia

    La 53a, assieme alla Brigata G.L. “Gabriele Camozzi” della Val Seriana, rispetto alla quale presenta però una storia più completa e organica anche per la continuità del comando, tenuto fino dalle origini da Giovanni Brasi “Montagna”, fu la più importante brigata partigiana della provincia bergamasca.
    Le vicende della formazione, a partire dalle origini, vanno collegate alle caratteristiche dell’ambiente sociale e dell’antifascismo loverese. La forte concentrazione operaia dell’Ilva ne e l’elemento centrale, come già lo era stato prima dell’avvento del fascismo, contro cui la “Lovere Proletaria” si era battuta duramente.
    Nell’ambiente operaio trova terreno d’elezione l’organizzazione clandestina del Pci, soprattutto a partire dal ’43, mentre debole rilievo hanno le altre componenti dell’antifascismo. Decisivo anche il ruolo del comandante, Giovanni Brasi, comunista, che si era formato politicamente a contatto con gli esponenti socialisti fin dalle lotte del primo dopoguerra e dall’occupazione della Franchi-Gregorini. Brasi, pur avendo conosciuto a lungo la realtà dell’emigrazione in Francia, era rimasto strettamente legato all’ambiente loverese e ciò, in un certo senso, si riflette anche sull’organizzazione futura della formazione, in cui Brasi privilegia, non senza contrasti con i comandi superiori delle Garibaldi, l’elemento locale, la compattezza e la preparazione dei “suoi” uomini rispetto alle possibilità di espansione.
    In secondo luogo, la scelta della lotta armata compiuta da Brasi all’8 settembre e da un piccolo gruppo di ex alpini e operai, va inquadrata nelle vivaci e abbastanza singolari vicende dell’antifascismo loverese, a partire soprattutto dai 45 giorni. Oltre al primo gruppo di partigiani combattenti (Gruppo Patrioti Lovere), si costituiscono i Gruppi Patriottici giovanili, radicati e attivi nel tessuto urbano.
    Non è ovviamente questa la sede per ripercorrere le principali vicende della 53a, per altro già richiamate con notevole precisione nel saggio introduttivo dell’autrice, ma pare opportuno segnalare alcuni caratteri distintivi che finiscono per renderla tutto sommalo “diversa” da altre formazioni della Resistenza bergamasca.
    La 53a si caratterizza come formazione fortemente autoctona: la gran parte dei partigiani proviene dalla ristretta zona di Lovere e paesi vicini (Lovere e il centro di un distretto a forte concentrazione industriale in una zona depressa ad economia montana e agricola). Il dato più evidente e l’altissima percentuale di operai (il 75,3 %); se ad essi si aggiungono gli artigiani (commessi, baristi, maniscalchi, imbianchini, barbieri, ecc.) si raggiunge l’82,5%.
    L’alta presenza di operai inquadrati nella formazione si può far risalire come già detto alla spiccata industrializzazione della zona di provenienza. Può colpire la scarsissima consistenza dei contadini, pari al 2,6%; ma va detto però che il dato deve essere corretto soprattutto alla luce di due considerazioni: in primo luogo la grande maggioranza dei collaboratori era appunto costituita dai contadini delle terre collinari e montane di stanziamento e di operazione della formazione; inoltre l’economia della zona, dato questo rilevabile in tutta la bergamasca, è ancora caratterizzata dalla figura dell’operaio-contadino, ed è probabile che un certo numero di dichiarazioni, attestanti la professione di operaio, si riferissero più a una qualifica acquisita precedentemente che all’occupazione del momento.

    Fonte: https://www.anpilovere.it/tredici-martiri/immagini-e-racconti-della-53a-brigata-garibaldi/