Alfieri, Edoardo

  • Biografia

    Edoardo Alfieri detto Dino (Bologna, 8 dicembre 1886 – Milano, 2 gennaio 1966) è stato un politico e diplomatico italiano, Ministro della cultura popolare nel governo Mussolini dal 1937 al 1939.
    Trascorse la giovinezza a Milano, dove operò come giornalista e attivista del nazionalismo: nel dicembre del 1910 prese parte al congresso di Firenze - dominato dalla figura di Enrico Corradini - da cui scaturì l'Associazione Nazionalista Italiana e un mese dopo fu tra i fondatori della sezione meneghina del gruppo. Nel 1915 presentò domanda di arruolamento volontario nell'esercito regio (in precedenza era stato riformato). Nel corso della Grande Guerra fu promosso sottotenente (luglio 1915) e tenente (aprile 1916), ricevendo una medaglia di bronzo (3 agosto 1916) e una d'argento (15 settembre 1917) al valor militare. Vestì la divisa grigioverde fino al 26 luglio 1919, giorno in cui venne congedato. Dal 9 novembre 1929 al 20 luglio 1932 entrò nel governo Mussolini come sottosegretario al ministero delle Corporazioni, nel 1938 Alfieri, sottoscrivendo il Manifesto della razza ("Manifesto degli scienziati razzisti"), si dichiarò favorevole all'introduzione delle leggi razziali fasciste. Nel 1939 iniziò la sua attività diplomatica in Vaticano il 9 novembre. Subito si mise all'opera per organizzare uno scambio di visite tra Vittorio Emanuele III e Pio XII: gli incontri avvennero tra il 21 e il 28 dicembre e diedero molta popolarità ad Alfieri, essendo questa la prima uscita ufficiale del Pontefice dal 1870. Nel maggio del 1940, dovendosi sostituire l'ambasciatore a Berlino Bernardo Attolico, Mussolini conferì questa carica proprio ad Alfieri, che allo scoppio della seconda guerra mondiale era stato un fautore della non belligeranza italiana. I dispacci che inviò dalla capitale del Terzo Reich nel corso del conflitto furono sempre improntati all'ottimismo - cosa di cui Ciano si lagnò nei suoi Diari - fino all'ottobre del 1942, quando iniziò un mutamento di rotta. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, nella storica seduta del 25 luglio 1943 votò favorevolmente all'ordine del giorno Grandi, che mise Mussolini in minoranza e causò la fine del regime. Temendo rappresaglie naziste, non tornò più a Berlino ed il 31 luglio il nuovo Ministero degli Esteri Raffaele Guariglia accettò le sue dimissioni da ambasciatore. Alfieri si nascose inizialmente a Milano ma, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, per evitare ritorsioni fuggì in Svizzera. Condannato a morte in contumacia nel processo di Verona il 10 gennaio 1944, venne collocato a riposo come ambasciatore il 1º agosto dello stesso anno (il regime di Salò aveva preso analoga decisione il 5 novembre 1943). Nel dopoguerra venne deferito presso l'Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, ma il 12 novembre 1946 fu prosciolto in istruttoria "perché la sua azione non integrava i termini del reato rispetto all'accusa maggiore e per amnistia per quelle minori". Uguale sorte ebbe, il 6 febbraio 1947, il procedimento dinanzi alla Commissione per l'epurazione del personale del ministero degli Esteri. Nel 1947 Alfieri tornò in Italia e un anno dopo pubblicò il libro Due dittatori a fronte (ovvero Benito Mussolini e Adolf Hitler). Pensionato come ambasciatore, negli anni cinquanta Alfieri aderì al Partito Nazionale Monarchico ed ebbe presidenze in organismi economici a carattere internazionale.