Docente di Antropologia presso l'Università di Genova, ha superato difficoltà familiari ed economiche nell'infanzia dovute alla precoce perdita del padre. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale viene inviato a Rodi come Ufficiale sottotenente di Artiglieria ma, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, viene fatto prigioniero dai tedeschi. Deportato in diversi campi di concentramento tra Polonia e Germania, affronta condizioni estremamente dure, privazioni, malattie e la perdita di molti compagni. Nonostante le pressioni rifiuta sempre di collaborare con la RSI e di svolgere lavoro coatto.
Liberato dagli Alleati mentre è ricoverato, torna in Italia dopo un viaggio lungo e complicato, e gravemente malato. Viene dichiarato invalido di guerra.