Brigata Garibaldi "Ugo Muccini"

  • Storia

    Brigata Garibaldi U. Muccini

    a cura di Maria Cristina Mirabello

    La Brigata garibaldina “U. Muccini” prende il nome da Ugo Muccini, antifascista arcolano e si costituisce formalmente a fine estate 1944, anche se la sua storia resistenziale risale già ai giorni immediatamente seguenti l’8 settembre 1943[1].

    I primi nuclei dall’8 settembre 1943 al marzo 1944: le varie peregrinazioni di essi fra Val di Magra, Trambacco, Zerla, Popetto, Vallecchia, Prede Bianche e Mariano

    Il nucleo sarzanese
    Le vicende della “Muccini” sono assai articolate e, per dipanarle, occorre risalire all’attività dei nuclei di ispirazione comunista usciti alla luce all’indomani dell’8 settembre 1943 in Bassa Val di Magra, dove Anelito Barontini[2], figura centrale del comunismo sarzanese, ha ristabilito subito i contatti con il centro genovese del Partito Comunista e tiene a Sarzana riunioni con ex confinati ed ex condannati[3].

    Molti di essi, dopo aver cercato di convincere i soldati a volgere le armi contro i tedeschi o almeno a nascondere le armi (da recuperare al momento opportuno) cominciano, da subito, per timore dei fascisti rivitalizzati dalla presenza tedesca, ad allontanarsi dal centro cittadino, così da salvare la propria vita e rendersi disponibili per i compiti che li attendono[4].

    In mezzo a tanto drammatici accadimenti, nella notte fra 9 e 10 settembre 1943, si tiene una riunione fortemente operativa, cui partecipano tutti elementi comunisti, fra cui Anelito Barontini, Paolino Ranieri, Dario Montarese, Guglielmo Vesco, Soresio Montaresi. In essa si decide un piano così caratterizzato: salvaguardare sull’immediato la vita di chi per il proprio passato antifascista è facilmente individuabile, recuperare il più possibile armi, guardare con attenzione ai giovani, per capire quali elementi possano essere guadagnati alla causa dell’antifascismo militante.

    Quanto a preservare le vite dei militanti si mette in atto una sorta di “sfollamento” dalla città, verso le colline sottostanti Falcinello, senza dare troppo nell’occhio. Ad un certo punto però si stabilisce di trasferire i giovani più in alto, a Prula, si prende come riferimento logistico la casa di Benvenuto Ambrosini “Venù” nella Ghiaia di Giucano mentre si cerca di mettere in atto una raccolta ancora più ampia di armi fra Sarzana e La Spezia.

    Si formano così gruppi[5] di una certa consistenza fra la Ghiaia di Giucano, Prula, monte Nebbione. Comandante militare del gruppo è generalmente riconosciuto Emilio Baccinelli e Paolino Ranieri assume di fatto il ruolo di Commissario politico[6].
    L’organizzazione non si limita però al sarzanese, ma si stabiliscono anche legami con altre zone[7].


    Il nucleo santostefanese e la presa di contatto con quello sarzanese
    Parallelamente, un importante fenomeno aggregativo si verifica anche a Santo Stefano, dove non c’è un gruppo già politicamente maturo e formato alla lotta come a Sarzana, ma dove tutta una serie di elementi si ritrovano intorno a Primo Battistini “Tullio”, figlio di un ardito del popolo del ’21. Proprio Battistini si porta subito dopo l’8 settembre 1943 alle pendici del Monte Grosso, fra Aulla e Santo Stefano[8].

    All’inizio, nonostante la vicinanza, non c’è contatto fra i sarzanesi e i santostefanesi. Battistini si relaziona infatti con i sarzanesi solo dopo l’attentato compiuto nel dicembre 1943 a Sarzana dai G.A.P. ispirati da Baccinelli contro il commissario prefettizio e segretario del Partito Fascista repubblicano, Michele Rago[9].

    Dunque questi nuclei originari compiono le loro azioni nella zona di Caprigliola, con Primo Battistini “Tullio”, e alle Prade di Falcinello con i sarzanesi Paolino Ranieri “Andrea”, Dario Montarese “Brichè”, Emilio Baccinelli. Primo Battistini, che ha dato un contributo alle stesse operazioni gappistiche sarzanesi, si sposta, dopo di esse, anch’egli verso le Prade di Falcinello.

    Lo spostamento dalle zone originarie al Trambacco
    Poiché alla fine del 1943 la possibilità di rappresaglie operate sul territorio dalla G.N.R. e dalla Xa Flottiglia M.A.S. si fanno, anche a causa dell’attentato contro Rago, più pesanti, viene deciso il trasferimento dei nuclei di “ribelli” operanti fra i Succisi di Caprigliola, Ponzano e Falcinello, in località più sicura, al Trambacco di Tresana, sul confine fra i Comuni di Podenzana (MS) e Bolano (SP).

    Il primo gruppo si trasferisce il 27 dicembre 1943: in esso c’è Primo Battistini, Emilio Baccinelli, Enrico Vesco, Ernesto Parducci, Pilade Perugi. Qualche giorno dopo arriva un altro gruppo di uomini fra cui Paolino Ranieri, Flavio Bertone, Goliardo Luciani. Arrivano anche Anelito Barontini, Giovanni Albertini, Anselmo Corsini[10] che dopo l’8 settembre 1943 fanno parte del Comitato federale del PCI.

    Va detto che secondo alcuni è proprio al Trambacco che si costituisce la “Muccini” come formazione partigiana, ma molti spostano in avanti la data.

    Comunque sia è dal Trambacco che vengono portate una serie di azioni nel cuore di Sarzana. Dopo alcuni giorni però Anelito Barontini, segretario della federazione del PCI, ritorna al piano e chiama a capo dei G.A.P Arturo Baccinelli con cui parte anche Anselmo Corsini.

    Il gruppo del Trambacco si scinde

    Vicende del nucleo sarzanese fino alla permanenza a Vallecchia
    Tuttavia, dopo poco tempo, verso la metà gennaio 1944, le condizioni di vita in zona e la difficile sopravvivenza spingono il gruppo a dividersi. Il nucleo di vecchi antifascisti sarzanesi, come Ranieri, Podestà, Vesco, Montarese e Luciani si trasferisce così a Zerla (Comune di Albareto, PR). Anche da lì però i “ribelli” devono venire via in quanto sulle loro tracce sono i fascisti.

    Proprio perciò i partigiani varcano la catena del Gottero e raggiungono Popetto di Tresana (MS) che nel febbraio-marzo diventa il punto geografico di riferimento dei resistenti sarzanesi. A Popetto arriva poi l’indicazione di convergere fra forte Bastione e Vallecchia (tra i comuni di Castelnuovo Magra e Fosdinovo). Proprio sul finire della permanenza a Vallecchia si unisce organicamente al gruppo Flavio Bertone “Walter”[11], futuro comandante della Brigata “Muccini”.

    Vicende del gruppo santostefanese fino all’arrivo a Mariano
    Fra i “ribelli” del Trambacco c’è però, come già detto, anche una decina di uomini che, raccolti intorno a Primo Battistini, preferiscono, dopo aver lasciato quella zona, andare verso l’alto, alle Prede Bianche, fra Val di Vara e Val di Magra, dove il 30 gennaio 1944 vengono sorpresi e sopraffatti[12]. I superstiti[13], e fra essi lo stesso Battistini, si recano dapprima a Fontanedo, poi a Rovano ed infine a Mariano nel Comune di Valmozzola (PR).

    Dal marzo 1944 alla liberazione di Bardi[14]
    Proprio a Mariano, località dove agisce la “Banda Betti”, sono affluiti ed affluiscono molti antifascisti arcolani (fra cui Luigi Valentini, Luciano Picedi, Ezio Bassano). Primo Battistini “Tullio”, subentra nel marzo ’44 al comandante Betti, morto alla testa dei suoi uomini nell’attacco di Valmozzola[15] ma, dopo qualche tempo, viene messo in minoranza nel raggruppamento partigiano, a causa dei metodi di conduzione dei “ribelli”[16]. Subentra a lui Flavio Bertone “Walter”.

    Quest’ultimo, fra i primi resistenti sarzanesi, è stato fino all’aprile 1944 nelle zone più alte delle colline fra Fosdinovo, Canepari e Giucano, passando nel Parmense proprio nel quadro delle vicende legate alla sostituzione di Battistini. In tale sostituzione gioca un ruolo di primo piano Paolino Ranieri: egli, recatosi infatti in precedenza, su richiesta del C.L.N. spezzino e del P.C.I. nel Parmense, dove sono più attivi i gruppi di “ribelli” e dove, fra le bande organizzate, c’è quella comandata da Mario Betti, composta da circa quaranta uomini, originari quasi tutti della provincia spezzina, svolge una funzione di collegamento con il territorio spezzino.

    Poiché durante l’assalto al treno alla stazione di Valmozzola operato dalla banda di Betti, quest’ultimo, come già detto, muore, e poiché si origina una forte divisione fra i partigiani del gruppo, i quali non accettano il modo con cui il nuovo comandante (già vice), “Tullio” Battistini, si è posto a capo di essi e li guida, proprio Ranieri, nel frattempo rientrato nello Spezzino con l’intenzione di portare con sé Flavio Bertone “Walter” e un gruppo di uomini (obiettivo che riesce a conseguire conducendoli appunto nel Parmense), trovata al ritorno la banda pericolosamente scissa in due tronconi, cerca di porre rimedio alla rischiosa situazione. Dopo una nottata assai tesa, caratterizzata da aspre discussioni, viene eletto all’unanimità comandante, per le doti che gli vengono riconosciute e per la stima di cui gode, Flavio Bertone[17] (commissario è Ranieri).

    Proprio la banda dei partigiani di “Walter” (che nel frattempo si è denominata “Ugo Muccini”, anche se non tutti sono d’accordo su questa datazione, collocandola alcuni temporalmente prima ed altri dopo)[18] riceve così dalla XII Brigata Garibaldi “Parma” l’impegnativo compito di liberare il paese di Bardi, cosa che fa il giorno 11 giugno 1944. Da tale operazione nasce una delle repubbliche partigiane, quella del Ceno, cui segue l’istituzione del territorio libero della Val Taro il 15 giugno 1944.

    Tali esperienze finiranno drammaticamente quando l’iniziativa passerà di nuovo nelle mani dei nazi-fascisti con i rastrellamenti di luglio (la prima colonna nazi-fascista rientra a Borgotaro il 15 luglio 1944).

    Ritorno nel territorio Spezzino di Flavio Bertone con i suoi uomini e di Piero Galantini, già comandante della 37 B e del distaccamento “Bottero”.
    Dopo l’arrivo a Roma degli Alleati, il C.L.N. della Spezia, verso il 10 luglio 1944, chiede però che il gruppo di Flavio Bertone “Walter” rientri nella zona di Sarzana, posizionandosi alla Nuda di Falcinello.

    Qui arriva anche, a seguito di varie vicissitudini, ai primi di agosto, un altro gruppo di partigiani, comandato da Piero Galantini “Federico”, anche lui sarzanese, proveniente da una vecchia famiglia antifascista. “Federico”, già ufficiale di complemento dell’esercito, renitente alla chiamata della R.S.I., andato ai monti nelle zone interne dell’alta Lunigiana, dopo il ferimento di Ernesto Parducci “Giovanni”, ha assunto le funzioni di comando della 37 B che viene annientata dal terribile rastrellamento dei primi di luglio[19].

    Poiché fra nuove leve e rientri con la fine di luglio aumenta notevolmente nel Sarzanese l’affluenza di partigiani, si pone la questione di dare maggiore organicità ai 14 distaccamenti, per oltre 800 uomini, che ormai sono stanziati da Ortonovo ad Aulla.

    Costituzione formale della Brigata “U. Muccini”
    Proprio per corrispondere alla evidente necessità di una più efficace organizzazione, i comandanti dei vari gruppi si riuniscono il 19 settembre 1944 nel bosco di Faeta, dando vita alla Brigata d’assalto garibaldina “Ugo Muccini”, con Galantini comandante, “Walter” vice (non viene indicato come tale formalmente ma lo è di fatto) e Dario Montarese “Briché” commissario. Paolino Ranieri, dapprima commissario, viene infatti delegato dal Partito Comunista all’importante compito di Ispettore delle Brigate garibaldine.

    La Brigata “Muccini” risulta formata da nove distaccamenti:
    “Baccinelli”: comandante Flavio Bertone e commissario Guglielmo Vesco;
    “Bottero”: guidato ancora per qualche tempo da Piero Galantini, commissario Guido Bottiglioni;
    “Gerini”: comandante Giorgio Cargioli e commissario Bruno Caleo;
    “Righi”: comandante Rinaldo Caprioni e commissario Mario Portonato (Caprioni è subentrato a Ezio Bassano);
    “Orti”(che prende il nome “Cheirasco”): comandante Lido Galletto e commissario Vilmo Cargioli;
    “Garbusi”: comandante Socrate Benacci e commissario Nunzio Badiale;
    “Signanini”: comandante Vincenzo Montani e commissario Angelo Tasso;
    “Spadoni”: comandante Primo Battistini “Tullio”[20] e commissario Gaetano Ferrario;
    “Bertoni”: comandante Vitaliano Gambarotta e commissario Luigi Cibei.
    Il Comando di Brigata si insedia a Canepari.

    Azioni della Brigata “Muccini” fino al rastrellamento del 29 novembre 1944 quando una parte della Brigata passa le linee
    Frequenti, importanti e spesso clamorose sono le azioni della “Muccini: ad essa aderisce anche un capitano tedesco, Rudolph Jacobs, che nel settembre diserta con il suo attendente, morendo poi il 3 novembre 1944 nel corso di un eroico e sfortunato attacco, da lui stesso organizzato, alla caserma fascista sita nell’albergo “Laurina” a Sarzana.

    Nell’ambito di tali azioni va ricordato quando fra 25 e 26 settembre 1944 cinquanta partigiani entrano senza colpo ferire in Sarzana per liberare degli ostaggi che nel frattempo però sono stati trasferiti altrove, bloccando completamente la città nella notte successiva; fra 5 e 6 ottobre un gruppo del “Baccinelli” disarma inoltre alcuni soldati tedeschi e i militi della stazione ferroviaria, recuperando armi e munizioni.

    Tutto ciò è particolarmente insidioso per i nazi-fascisti che attaccano la Brigata il 29 novembre 1944, nel corso di un durissimo rastrellamento (operazione “Barbara”), previsto dal Comando tedesco sull’arco temporale 27 novembre – 2 dicembre, al fine di ripulire dai ribelli tutto il retrofronte apuano – lunigianese.

    Stretta nella morsa di circa 10 mila nazi-fascisti, cannoneggiata dalla Palmaria, da Punta Bianca e da altre postazioni, la “Muccini” affronta furiosi combattimenti fino alla sera, quando si contano 15 morti e 19 feriti.

    Si distinguono in particolare i distaccamenti “Baccinelli”, “Gerini” e “Cheirasco”, rimarchevole è anche la condotta dello “Spadoni” e del “Baruzzo”.

    I sopravvissuti si danno appuntamento a Giucano, a mezzanotte, per decidere come procedere. In tale incontro si concorda che il grosso della Brigata si diriga, sotto la guida di Piero Galantini, verso le Alpi Apuane (essa diventerà la così detta Brigata “U. Muccini” di linea)[21], mentre Bertone e Ranieri, rientrato da tempo sulla Brigata in qualità di Commissario, sarebbero rimasti nascosti nei boschi della zona per occuparsi dei feriti.

    Le vicende della “Muccini” dopo il rastrellamento del 29 novembre 1944
    Proprio mentre Ranieri sta cercando i medicinali necessari a curare i feriti, il 14 dicembre 1944, cade in un’imboscata, viene ferito, arrestato ed incarcerato al XXI° fanteria della Spezia (v. per un approfondimento), dove rimarrà prigioniero, nonostante i numerosi tentativi esperiti per liberarlo, fino al 23 aprile 1945.

    In tali drammatiche circostanze Bertone, affiancato da Dario Montarese “Brichè” in qualità di Commissario, a sua volta catturato ma poi liberato tramite uno scambio nel mese di marzo, riesce a tenere uniti gli uomini rimasti, ricostituendo formalmente il 16 dicembre 1944 la “Muccini”, che al 30 gennaio 1945 risulta articolata nei seguenti distaccamenti: “Baccinelli”, “Righi”, “Picedi”, “Gerini”, “Baruzzo” e “Spadoni” per un totale di 103 uomini.

    E sarà proprio “Walter”, con la Brigata “U. Muccini”, a liberare Sarzana, prima dell’arrivo degli Alleati, il 23 aprile 1945. In tale frangente ci sarà sulla piazza di Sarzana l’abbraccio fra Bertone e Galantini, che rientra alla testa della Brigata “Muccini di linea”, insieme alle truppe americane.




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