Campo di concentramento di Flossenbürg

  • Storia

    Il campo di concentramento di Flossenbürg fu grande un campo di concentramento nazista, al centro di una rete di ben 96 sottocampi a partire dal 1942, situato a circa metà strada fra Norimberga e Praga e attivo dal 1938 fino al 1945. L'area in cui si trovava fa ora parte del territorio comunale di Flossenbürg (circondario di Neustadt an der Waldnaab), nei pressi di Weiden in der Oberpfalz, nella foresta dell'Alto Palatinato poco lontano dal confine con la regione ceca dei Sudeti. La zona di Flossenbürg era caratterizzata dalla presenza di numerose cave di granito. L'avvento del nazionalsocialismo con i suoi programmi di costruzione di nuovi edifici fu accolto con favore dai proprietari delle cave.
    La decisione di allestire il campo di Flossenbürg, risalente al marzo 1938, si colloca nell'ambito della ristrutturazione del sistema di campi di concentramento che prevedeva, oltre all'imprigionamento e intimidazione degli avversari politici, anche lo sfruttamento della manodopera gratuita dei prigionieri fino allo "sterminio tramite il lavoro" (Vernichtung durch Arbeit). In questo contesto furono creati dapprima i campi di Buchenwald e Sachsenhausen; il sito di Flossenbürg fu scelto appunto per la presenza dei depositi di granito. Il periodo della costruzione del campo, degli alloggi e degli edifici di servizio fu segnato da maltrattamenti e uccisioni arbitrarie da parte delle SS. In due anni furono terminati tutti gli edifici. Prima ancora della conclusione dei lavori i prigionieri venivano sfruttati senza scrupoli nelle cave di estrazione del granito gestite dalla DESt (Deutsche Erd- und Steinwerke), società di proprietà delle SS. Nel 1939 i 1 000 detenuti tedeschi provenienti da Dachau e assegnati temporaneamente a Flossenbürg rimasero sconvolti dalle condizioni di vita e di lavoro trovate; in quell'anno scoppiò un'epidemia di dissenteria; circa 300 persone morirono di malattia e denutrizione.
    Nel campo erano reclusi inizialmente per lo più tedeschi arrestati perché "asociali" o "criminali", contrassegnati rispettivamente da triangoli neri e verdi. In seguito si aggiunsero i prigionieri politici deportati da tutta Europa; i primi ebrei arrivarono nel 1940.  Nel 1940, con l'aumento della mortalità, nella parte pianeggiante più a valle rispetto al campo venne edificato un forno crematorio. La zona del forno fu chiamata "la valle della morte". Non era sufficiente per smaltire i numerosi deceduti, per cui i cadaveri venivano anche sepolti in fosse comuni e nei cimiteri nei dintorni.  Dal settembre 1940 iniziarono a giungere al campo i prigionieri politici provenienti da Dachau e da Sachsenhausen contrassegnati dal triangolo rosso, dal gennaio 1942 i primi polacchi provenienti da Auschwitz. Nell'autunno dello stesso anno si registrò un massiccio arrivo di prigionieri di guerra sovietici isolati in alloggi appositi, secondo le "linee guida per il trattamento dei commissari politici" del 6 giugno 1941. Dal 1941 al 1944 avvennero esecuzioni di massa dei sovietici. Nel 1942 i prigionieri di guerra vennero deportati in altri campi e nella primavera cominciò la costruzione dei campi esterni.
    A partire dal 1942 l'industria bellica era sempre più dipendente dalla manodopera gratuita dei campi di concentramento. All'inizio del 1942 venne fondato l'ente di gestione delle attività economiche delle SS (SS-Wirtschafts- und Verwaltungshauptamt); i comandanti dei campi divennero responsabili delle aziende interne ai campi. A febbraio 1943 a Flossenbürg iniziò la produzione di componenti per il caccia Messerschmitt Bf 109, nella quale vennero impiegati 200 detenuti. All'inizio del 1944 erano 2 000 e nell'ottobre dello stesso anno 5 000. 
    All'inizio di aprile 1945 le SS iniziarono a far sparire le tracce dei propri misfatti dentro il campo. La mattina del 9 aprile, su ordine di Hitler, furono giustiziati Bonhoeffer, Canaris, Gehre, Oster e Strünck e il 14 o il 15 venne ucciso von Rabenau. Il 20 aprile il comandante del campo Max Koegel ordinò una marcia della morte diretta verso Dachau; partirono quattro colonne composte da 2 000 - 4 000 persone ciascuna, ma solo una di esse giunse a Dachau il 28 aprile 1945.
    Il 23 aprile 1945 alle 10.30 circa le prime truppe della 90th Infantry Division raggiunsero il campo di concentramento dove si trovavano ancora circa 2 000 (altre fonti sostengono 1 600) detenuti abbandonati perché inabili alla marcia e in condizioni critiche. Arrivarono anche le truppe della 97th Infantry Division che si occuparono dei malati e della sepoltura delle centinaia di cadaveri trovati. Il Counter Intelligence Corps parlò con i sopravvissuti e raccolse informazioni per i successivi processi.

    Il numero complessivo di prigionieri transitati da Flossenbürg non è determinabile con precisione: nell'ultimo anno di guerra spesso non venivano registrati. Fonti ufficiali parlano di circa 100 000 detenuti (tra cui 16 000 donne) provenienti da 47 stati diversi. Nemmeno il numero complessivo di morti è certo. Dal 2000 è in corso una meticolosa opera di ricerca che ha portato ad identificare oltre 21 000 nomi dei circa 30 000 morti a Flossenbürg.
    I prigionieri italiani furono oltre 2 600; un elenco di circa mille deportati italiani morti a Flossenbürg dal settembre 1944 al 19 aprile 1945 venne stilato di nascosto dal maggiore Ubaldo Pesapane, detenuto con funzioni di scrivano che aveva accesso ai registri, e salvato al momento dello sgombero del campo; oggi è conservato insieme a memoriali e carteggi del maggiore Pesapane presso l'Archivio di Stato di Bolzano.

    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Flossenbürg