Jona, Luciano

  • Biografia

    Luciano Jona proveniva da una famiglia ebrea di imprenditori tessili della zona di Chieri. Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale degli alpini e nel 1920 si laureò in Economia e Commercio. Fu chiamato, ancora prima della laurea, da Vittorio Valletta a collaborare nello studio da commercialista, di cui assunse la conduzione quando Valletta fu chiamato a dirigere la Fiat e di cui divenne titolare nel 1928. Nel 1931 entrò all’Università di Torino, prima come libero docente di tecnica bancaria, industriale e commerciale e poi come docente di tecnica bancaria in successione a Giuseppe Broglia; nel dopoguerra ebbe la cattedra di scienza delle finanze. Nel 1938 fu incaricato dal podestà di Torino di unificare le linee tranviarie intercomunali nella Satti, ma ben presto dovette lasciare tutti gli incarichi pubblici per l’avvento delle leggi razziali e fu costretto a nascondersi fuori Torino. Nel 1945 fu designato dal CLN a rappresentare il Partito liberale italiano, al quale si era iscritto nel 1919, nella Deputazione provinciale di Torino. Dal 1945 al 1956 fu assessore alle finanze della Provincia di Torino, dove promosse la costruzione di nuove scuole e infrastrutture e lasciò un bilancio, che aveva ereditato in rosso, in pareggio, con una riserva di cassa pari a sei mesi di entrate.
    Nel 1959 fu nominato nuovo Presidente dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino, in successione a Anton Dante Coda, morto improvvisamente. Il 29 ottobre 1959, il neo Presidente già operativo, presiedette per la prima volta il Consiglio di Amministrazione dell’Istituto. Ricoprì il prestigioso incarico fino al 1978.
    Fu consigliere provinciale dal 1956 al 1960, assessore comunale e prosindaco dal 1960 al 1966, e sindaco di Torino facente funzioni per quattro mesi tra il 1964 e il 1965. Dal 1966, con l’avvento del centro sinistra nella giunta torinese, fin al 1975, quando si ritirò dalla vita politica, sedette tra i banchi dell’opposizione.
    Come presidente del San Paolo, nel dopoguerra realizzò, tra gli altri interventi, l’operazione di salvataggio dell’Istituto bancario piemontese assieme alla Cassa di Risparmio di Torino e all’IFI costituendo la Banca Subalpina. Si mosse con determinazione in molti ambiti, dalle celebrazioni di Italia ‘61 alla realizzazione di autostrade e trafori alpini, intervenne nel campo dell’edilizia abitativa, scolastica e dei servizi per fronteggiare il grande incremento demografico legato all’immigrazione dal Sud, ogni anno arrivavano a Torino 60.000 nuovi abitanti.
    Bibliografia:
    La Compagnia di San Paolo (1563-2013), W. Barberis e A. CANTALUPPI (a cura di), 2 vol., Einaudi, Torino, 2013