Montanelli, Indro

  • Biografia

    Indro Alessandro Raffaello Schizògene Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001) è stato un giornalista e scrittore italiano, uomo-simbolo del Corriere della Sera, il principale quotidiano d'Italia, per il quale lavorò dal 1938 al 1973 e dal 1995 alla morte. Nel 1930 si laureò in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Firenze, con un anno di anticipo sulla durata normale dei corsi, discutendo una tesi sulla riforma elettorale del fascismo (legge Acerbo), in cui sostenne che era finalizzata ad abolire le elezioni. Suoi docenti furono Piero Calamandrei, Federico Cammeo, Enrico Finzi, Manfredi Siotto Pintor e il giovane Giorgio La Pira.  Dopo i primi articoli giovanili per La Frusta di Rieti, Montanelli firmò il suo primo articolo, su Byron e il cattolicesimo, sulla rivista Il Frontespizio di Piero Bargellini (luglio-agosto 1930). Nel 1935 l'Italia conquistò militarmente l'Etiopia. Montanelli si propose all'United Press, a cui apparteneva in modo informale, come inviato in zona di guerra, ma l'agenzia aveva già scelto Webb Miller per quel ruolo; allora decise di licenziarsi dalla United Press e di arruolarsi come volontario: salpò per l'Etiopia il 15 giugno 1935. La guerra d'Etiopia, per Montanelli durò solo fino a dicembre: venne ferito e ottenne licenza di abbandonare il fronte. Durante la sua esperienza bellica, aveva incominciato a scrivere un libro-reportage, che uscì, per volontà di suo padre Sestilio, all'inizio del 1936, mentre era ancora in Etiopia; L'opera, XX Battaglione Eritreo, fu recensita favorevolmente, sul Corriere della Sera. Nel 1935, anche il padre di Indro venne inviato dal Regime fascista in Africa orientale, per dirigere una commissione di esami per civili e militari già residenti nella colonia eritrea: ivi intercedette presso Leonardo Gana, direttore del maggiore quotidiano di Asmara, La Nuova Eritrea, facendovi assumere il figlio: così Indro ricevette la sua prima regolare tessera di giornalista. Nel gennaio 1936, Indro Montanelli fu trasferito dal XX Battaglione Eritreo al Drappello Servizi Presidiari e incominciò a prestare servizio presso l'Ufficio Stampa e Propaganda. In Etiopia Montanelli, che all'epoca aveva 26 anni, ebbe una relazione con una bambina eritrea di 12 anni. Altre fonti parlano invece di una ragazzina di 14 anni; in realtà la donna non avrebbe avuto mai alcun rapporto con Montanelli, il quale avrebbe inventato, o comunque manipolato in modo molto significativo, la vicenda. Nell'agosto 1939 il Corriere gli diede l'incarico di seguire un gruppo di 200 giovani fascisti che, simboleggiando l'Asse Italia-Germania, partirono da Venezia in bicicletta per raggiungere Berlino. Al passo del Brennero furono raggiunti da una colonna della gioventù hitleriana, che li accompagnò fino alla capitale tedesca. Il 1º settembre 1939 – primo giorno dell'invasione tedesca della Polonia – egli si trovava nelle vicinanze di Danzica: qui incontrò Adolf Hitler, accompagnato dallo scultore Arno Breker e dall'architetto Albert Speer.  Il 10 giugno 1940 si trovava a Roma, dove ascoltò la dichiarazione di guerra di Mussolini all'Inghilterra e alla Francia. Montanelli fu inviato in Francia, ma pochi giorni dopo andò nei Balcani, soprattutto in Romania. Alla fine di ottobre era in Albania, da dove, come corrispondente, seguì la disastrosa campagna militare italiana contro la Grecia. Raccontò di aver scritto poco, per malattia ma soprattutto per onestà intellettuale: il regime gli imponeva l'obbligo di propaganda, ma sotto i suoi occhi l'esercito italiano subiva batoste dai greci.

    Quando l'Italia, dopo l'8 settembre 1943, cadde sotto l'occupazione tedesca, decise di aderire al gruppo clandestino di Giustizia e Libertà. Ma prima che riuscisse ad unirsi alle formazioni combattenti fu scoperto dai nazi-fascisti. Il 5 febbraio 1944 Indro Montanelli e la moglie Margarethe furono arrestati dietro una soffiata della portinaia dello stabile in cui viveva la moglie del giornalista. Un paio di giorni dopo i due coniugi si ritrovarono in una cella in una prigione tedesca di Gallarate. L'accusa per il giornalista fu di aver pubblicato su Tempo degli articoli considerati diffamatori del regime nell'ottobre 1943. Arrestata nel 1944, Margarethe fu deportata poi in un lager nazista vicino a Bolzano. A Montanelli fu comunicato: «La sua fucilazione è inevitabile» e fu consegnato al reparto dei condannati a morte. La sua condanna a morte, secondo gran parte delle fonti, venne portata alla firma il 15 febbraio, per poi essere revocata per una prosecuzione d'inchiesta, secondo la critica dello storico Luigi Borgomaneri, tuttavia, "sulla base almeno della documentazione attualmente conosciuta, non risulta alcuna condanna a morte specificamente emessa a suo carico da comandi nazisti o da tribunali fascisti". Nei tre mesi successivi Montanelli spedì dal carcere diverse lettere e biglietti, sia ad amici e parenti sia a persone altolocate (tra cui anche l'arcivescovo di Milano, il cardinale Schuster), costruendo così una fitta rete di sostegno. Nello stesso periodo, tutti i suoi vicini di cella (26 persone) vennero portati al muro e fucilati, tranne lui. Il 6 maggio Montanelli e la moglie vennero prelevati dal carcere tedesco e trasferiti nel carcere di San Vittore.  Ma in luglio cominciarono le fucilazioni anche a San Vittore. Di nuovo, uno dopo l'altro i suoi compagni di prigionia furono messi al muro. Con l'aiuto di più persone, tra le quali Theodor Saevecke e anche Luca Ostèria, funzionario dell'OVRA (che fabbricò un falso ordine di trasferimento), un giorno prima della data asseritamente prevista per l'esecuzione, Montanelli e un altro prigioniero vennero prelevati dal carcere e portati in un nascondiglio. Passati dieci giorni, i fuggitivi, con l'appoggio del Cln, furono condotti fino a Luino, al confine con la Svizzera. Accolto con freddezza, sospetto e ostilità dai fuorusciti italiani antifascisti (cosa che non dimenticherà mai di ricordare), rimase in Svizzera, collaborando a diversi giornali, sino alla fine della guerra. Montanelli fece ritorno in Italia il 29 aprile 1945.