E' impiegato come calderaio all'Azienda San Giorgio di Genova. Evita l'arruolamento nella RSI dandosi alla macchia ma poi torna a casa, riprendendo il lavoro. Il 16 giugno 1944 la fabbrica è circondata da militari tedeschi e, insieme a numerosissimi altri operai, viene arrestato e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen per il lavoro coatto. Successivamente è trasferito all'azienda Nibelungenswerke a Sankt Valentin, una fabbrica di carri armati, per lavorare nel reparto carpenteria. Il campo viene bombardato dagli Alleati e Paciotti rimane ferito ad una gamba. Con l'avanzare dei russi viene trasferito in Ungheria per scavare fosse anticarro, vivendo il periodo più devastante di tutta la sua prigionia. Liberato dai russi, passa dunque nella zona controllata dagli Alleati. Tornato a casa riceve una calorosa accoglienza ma convive con gravi problemi nervosi, panico e depressione, tutte conseguenze della terribile prigionia.