Psychological Warfare Branch, PWB

  • Data di esistenza

    • Data 10/07/1943 - 31/12/1945

  • Storia

    Lo Psychological Warfare Branch - PWB ("Divisione per la guerra psicologica") fu un organismo del governo militare anglo-americano, incaricato di controllare e supervisionare i mezzi di comunicazione di massa italiani: stampa, radio e cinema, sottraendoli, progressivamente alla liberazione dei territori, al rigidissimo controllo di censura e propaganda attuato fino ad allora dal regime fascista. Successivamente i suoi compiti furono estesi anche alle altre aree interessate dall'avanzata alleata in Europa. Altro compito era quello di scoraggiare le forze nemiche attraverso la propaganda di messaggi e altri strumenti atti a tal fine e di sostenere le azioni delle forze alleate e della resistenza.
    Assegnato alle dirette dipendenze del Comando generale delle Forze alleate (Allied Forces Headquarters, AFHQ), in Italia fu attivo nel periodo tra il 10 luglio 1943 (sbarco alleato in Sicilia) e il 31 dicembre 1945 (termine dell'amministrazione alleata negli ultimi territori italiani). Si relazionò con il CLN (anche se non sempre in perfetto accordo) e con le nuove e nascenti istituzioni italiane, funzioni che in quell'emergenza furono spesso assolte dallo stesso CLN. Vi collaborarono storici, professori universitari, romanzieri, scrittori, produttori e giornalisti anche italiani o comunque di preferenza di origine italiana. Fecero parte del PWB ufficiali, sia britannici che americani, per la maggior parte di orientamento liberal sull’esperienza del “new deal” e che in precedenza avevano già lavorato in Italia. Nel dopoguerra alcuni furono accusati di essere comunisti e altri di dipendere dall'Office of Strategic Services (OSS), il servizio di spionaggio militare USA. Erano chiamati “psychological warriors”. L'AFHQ (d'ora in poi "Comando alleato") entrò in funzione con lo sbarco degli Alleati in Sicilia, in stretto coordinamento con l'Amministrazione militare alleata dei territori occupati.
    Le basi legislative del suo funzionamento sono contenute nei termini dell' «Armistizio lungo» sottoscritto dal comando alleato e dal governo italiano dopo la resa incondizionata, entrato in vigore dopo il 29 settembre 1943. Essi prevedevano espressamente anche il ripristino delle più elementari libertà di pensiero ed espressione proibite dal regime, e la sottrazione dei mezzi di informazione e diffusione al controllo, propaganda e censura tenuti fino ad allora dal regime fascista, passando in mani alleate:
    • Il controllo da parte alleata degli impianti radio, comunicazione e ricetrasmissione. Anche gli organi di informazione sarebbero stati sotto il controllo e soggetti all'autorizzazione del Comando alleato. Contemporaneamente le leggi fasciste cessavano di avere efficacia (art. 16).
    • la chiusura di tutti i giornali compromessi con la Repubblica Sociale Italiana: gli stabilimenti sarebbero stati sequestrati in attesa della chiusura o del cambio di nome e linea editoriale.
    • Il ripristino dei diritti e delle libertà personali e di espressione con la soppressione della diffusione dell'ideologia e dell'insegnamento fascista e lo scioglimento delle sue istituzioni e organizzazioni soprattutto militari, paramilitari, di spionaggio e propaganda e l'abolizione di tutte le leggi italiane che implicavano discriminazioni di razza, colore, fede od opinione politica e l’eliminazione di qualsiasi impedimento o proibizione risultante da esse, e la scarcerazione di chiunque fosse stato privato della liberà o di questi diritti a causa di tali leggi (art. 30 e 31).

    Il Comando alleato si riservò il controllo di tutti gli elementi necessari alla realizzazione di tali finalità, compresi quelli sull'editoria: dalla carta alle tipografie, dall'approvvigionamento delle notizie alla loro circolazione. Una delle prime decisioni presa dall'organismo alleato fu il contingentamento della carta, sia come forma di controllo sulla stampa che per una equa distribuzione della carta, tenendo conto della scarsità di provvista. All'indomani della liberazione di Roma, 5 giugno 1944, il PWB si insediò all'interno del decaduto Ministero della cultura popolare (Minculpop). Ogni volta che una nuova città veniva liberata, con la conseguente cacciata delle forze nazifasciste, il PWB assumeva la gestione degli organi di stampa locali per conto del governo alleato militare in Italia. In ogni giornale un funzionario del PWB, ufficiale dell'esercito, aveva la responsabilità dei contenuti. Il responsabile della correttezza delle notizie su tutto il territorio italiano fu il capitano Orville Anderson. 
    L'organismo alleato si riservò il compito di elaborare e distribuire un notiziario generale e svolse i compiti di un'agenzia di stampa con la sigla UNNS («United Nations News Service»), nota anche, in italiano, come NNU («Notizie Nazioni Unite»). Era l'unica agenzia stampa autorizzata nei territori italiani progressivamente interessati dall'avanzata alleata, in sostituzione dell'esautorata Agenzia Stefani, collusa e responsabile della propaganda prima del regime fascista durante la gestione Morgagni, poi nazionalizzata e organo stampa monopolista anche della Repubblica Sociale Italiana e il cui ultimo direttore, Ernesto Daquanno, verrà fucilato a Dongo insieme ai gerarchi che accompagnavano Benito Mussolini. La NNU fra il gennaio e il marzo 1945 fu progressivamente sostituita dalla nascita dell'ANSA, promossa anch'essa dal PWB sul modello della libertà di stampa statunitense: per evitare che le agenzie di stampa private e indipendenti potessero finire sotto il controllo politico o governativo o lobbistico, il PWB, per principale iniziativa del direttore della NNU Renato Mieli (inquadrato nel PWB come "colonnello Merryl", per proteggerne l'origine ebraica nel suo rientro in Italia) con l'appoggio di Giuseppe Liverani ( Il Popolo), Primo Parrini (Avanti!) e Amerigo Terenzi (L'Unità), ottenne dal capo del governo militare alleato in Italia, Ellery W. Stone, la creazione di un'agenzia stampa indipendente, di proprietà dei giornali e da essi gestita in forma di cooperativa. Il primo direttore ANSA fu Edgardo Longoni. 
    Il PWB pubblicava giornali propri e autorizzava giornali promossi dal CLN, di partito o diocesani. Ripresero la scrittura e pubblicazione di articoli, libri e altre produzioni letterarie gli scrittori, giornalisti, drammaturghi e esponenti politici la cui opera era stata proibita, interdetta o costretta alla clandestinità dalla censura e abolizione della libertà di stampa durante gli anni del fascismo. Nello stesso periodo tornarono ad uscire i quotidiani politici soppressi dal regime tra il 1925 e il 1926. Fra essi: Avanti!, il Popolo, l'Unità e La Voce Repubblicana, che erano inizialmente riapparsi in clandestinità.  Le condizioni in vigore dal 29 settembre 1943 («Armistizio lungo») imposero anche il controllo delle radiocomunicazioni da parte del Comando alleato.  Il PWB ebbe il compito di controllare la produzione, distribuzione e proiezione cinematografica in Italia e di rilasciare i visti di censura. Il responsabile era il produttore cinematografico italoamericano Pilade Levi. Ciò comunque non provocò il fermo della produzione cinematografica, pur bloccando la distribuzione dei film di propaganda fascista e/o a sfondo razzista, fra cui "Harlem" di Carmine Gallone, anzi il PWB, pur sempre in funzione antifascista e propagandistica, produsse e finanziò i primi lavori del neorealismo italiano fra cui "Giorni di gloria" di Luchino Visconti e Giuseppe De Santis, autorizzando "Roma città aperta" di Roberto Rossellini, oltre a film-documentario realizzati da John Huston (The battle of San Pietro), Eric Ambler, Alexander Mackendrick. Il PWB provvide anche al ripristino, per quanto possibile, delle attrezzature e dei macchinari delle sale cinematografiche, dei teatri di posa e del personale di ripresa, e mise a disposizione i propri mezzi per la distribuzione e consegna delle pizze di proiezione alle sale cinematografiche.
    Nel gennaio 1946 il Governo militare anglo-americano cedette i poteri al governo di Roma, che riacquistò così la sua piena sovranità e il PWB cessò le sue attività in Italia. Anche le testate create dal PWB terminarono le pubblicazioni; le testate giornalistiche «storiche» ritornarono al pieno controllo editoriale delle loro redazioni e proprietà e quasi tutte entro un anno ai nomi originali.

    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Psychological_Warfare_Branch