Partigiano della 5° Brigata "Nuvoloni", 2° Divisione Garibaldi "Felice Cascione", I Zona Operativa Liguria.
Cresce in una famiglia antifascista, influenzato dal padre e dal cugino Vittorio Anselmi già nella Resistenza. Dopo la caduta del fascismo e l'armistizio dell'8 settembre 1943, Semeria e il fratello recuperano armi abbandonate e si uniscono alla 5° Brigata Garibaldi "Nuvoloni" della 2° Divisione Garibaldi "Felice Cascione". Durante un trasporto di armi viene ferito gravemente e catturato dai tedeschi, poi incarcerato a Genova e condannato a morte. Il padre viene deportato e muore nel campo di concentramento di Flossenbürg. Dopo tre mesi di prigione, i due fratelli fuggono grazie ad un'insurrezione nel carcere e rientrano a Sanremo a piedi attraverso le montagne. Colpito da malattia, resta nascosto fino alla primavera del 1945 poi si unisce nuovamente alla Brigata "Nuvoloni", partecipando alla liberazione di Sanremo. Terminata la guerra, lavora al Casinò della medesima cittadina.
Il racconto dell'esperienza del Semeria Angelo prigioniero nella Sezione IV del carcere genovese di Marassi è reperibile in due copie di ritagli dal periodico "La Voce Socialista" del 28/12/1945 e 05/01/1946 nel Fondo Cln Imperia, busta I 113, fascicolo "Cln San Biagio della Cima e Soldano" conservato nell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea, Ilsrec, di Genova.
Come visto, Semeria venne ferito gravemente presso San Lorenzo (IM) il 01/12/1943 e la colpa di tale fatto sarebbe da attribuire, come narra il testo di giornale, da una spia delle SS sedicente austriaco antinazista che si infiltrò tra le fila del nascente distaccamento "Durante"; egli aveva udito la richiesta del comandante (?) "Brunati" (Brunati Renato, "Renato"?) fatta a fratelli Antonio ed Angelo Semeria, al loro cugino Vittorio Anselmi ed alla stessa spia tedesca per andare a raccogliere armi e munizioni a Sanremo. Durante l'operazione di trasporto delle casse di numerose armi il tedesco, che nel frattempo aveva allertato le SS in modo tale da farle disporre attorno alla loro casa-base, sparò nel timore di un'imprevista deviazione dei partigiani con le armi verso i monti e colpì Semeria trapassandogli il polmone sinistro; puregli altri presenti vennero feriti. La spia fuggì. Semeria venne portato in una casa per i primi soccorsi ma anche qui arrivarono subito le SS, che da poco avevano catturato i genitori dei due fratelli nonostante la volontaria costituzione ai tedeschi di Antonio in cambio della libertà per madre e padre. Dopo 29 giorni di ospedale Semeria venne tradotto a Genova e rinchiuso nella famigerata IV Sezione del carcere di Marassi, dove nel frattempo era arrivato il resto della famiglia.
Della IV sezione di Marassi Semeria narrò nel dettaglio le torture inflitte ai compagni di prigionia e l'incontro con fratello e padre, mentre la madre era nell'ala femminile. Venne anch'egli torturato durante gli interrogatori. Qui, tutti loro restarono prigionieri per sette mesi prima di vedere il trasferimento dei due fratelli nel campo di concentramento di Pisa e del padre a Flossenbürg in Germania; solo la madre tornò a Sanremo, il padre morì in detenzione.
I due fratelli riuscirono a fuggire da Pisa ed entrarono tra le fila dei compagni partigiani toscani, tornando infine a casa dopo la Liberazione.