Sogno, Edgardo

    Data di esistenza

    Data di nascita : 29/12/1915

  • Biografia

    Il conte don Edgardo Pietro Andrea Sogno Rata del Vallino di Ponzone (Torino, 29 dicembre 1915Torino, 5 agosto 2000) è stato un diplomatico, partigiano, politico, scrittore, militare e agente segreto italiano.
    Partecipò alla resistenza italiana (con il nome di battaglia Franco Franchi diresse l'Organizzazione Franchi, una formazione militare di partigiani badogliani), di fede politica monarchica, liberale e anticomunista, Medaglia d'oro al Valor Militare, quella di Edgardo Sogno è una biografia singolare e controversa che tuttora suscita dibattito e valutazioni discordi. Descritto come uomo impulsivo e spericolato, avventuroso e coraggioso fino all'incoscienza, il suo viscerale anticomunismo e le sue iniziative politiche gli procurarono molti nemici e gli attirarono numerose accuse, mai giudizialmente accertate, di iniziative di cospirazione volte a sovvertire l'ordinamento democratico, come il cosiddetto golpe bianco (assieme al repubblicano Randolfo Pacciardi). Malgrado ciò, Sogno si descrisse sempre come democratico, liberale, prima monarchico e poi presidenzialista, sebbene Sogno non abbia mai rinnegato la propria fedeltà ideale alla monarchia sabauda. Fu membro della massoneria nella loggia P2.
    Discendente da una famiglia di antica nobiltà sabauda originaria di Camandona,  nel 1933 entrò nell'esercito e venne nominato sottotenente nel Reggimento "Nizza Cavalleria". Laureatosi in giurisprudenza e in scienze politiche, nel 1938, per anticomunismo, prese parte alla Guerra civile spagnola. Benché servisse tra le file dei filo-franchisti (Corpo Truppe Volontarie, inviate dall'Italia) non fu mai fascista, ma liberal-nazionale. Sempre nel 1938, a Torino, come gesto di protesta contro le leggi razziali fasciste, si appuntò una stella di David gialla sulla giacca e si mostrò così in pubblico. Quello fu l'anno del complotto antifascista sollecitato dalla futura regina Maria José del Belgio, che prevedeva (con l'aiuto di alcune personalità del regime che non volevano l'alleanza con i nazisti, tra cui Galeazzo Ciano, Rodolfo Graziani, Pietro Badoglio e Dino Grandi) la deposizione e l'arresto di Mussolini, l'abdicazione forzata di Vittorio Emanuele III e la volontaria rinuncia del principe ereditario Umberto al trono in favore del piccolo Vittorio Emanuele, con Maria José stessa come reggente. Sogno partecipò a questo e altri falliti complotti, che prevedevano, nelle intenzioni di alcuni, anche l'eliminazione fisica del Duce, qualora non si riuscisse a deporlo pacificamente.
    Nel 1940 entrò in diplomazia. Contrario alla guerra al fianco dei tedeschi, dopo il discorso di Mussolini del 10 giugno 1940, mise in atto un'eclatante azione dimostrativa aprendo le finestre della sua casa torinese per far ascoltare La Marsigliese, l'inno del Paese cui l'Italia fascista aveva appena dichiarato guerra. Nel 1942 venne richiamato alle armi e trasferito in Francia, ma un anno più tardi, nel maggio 1943, fu arrestato a Nizza con l'accusa di alto tradimento, per aver auspicato pubblicamente la vittoria militare degli Stati Uniti d'America (in segno di protesta dopo aver visto partire un convoglio di ebrei deportati), ma venne poi rilasciato dopo il 25 luglio e congedato.
    Monarchico, prese parte alla Resistenza vicino al Partito Liberale Italiano, all'epoca in clandestinità, e lo rappresentò nel CLNAI.  Dopo l'8 settembre 1943, il tenente Edgardo Sogno attraversò il fronte prendendo contatti con il Regio Esercito che presidiava le regioni del Mezzogiorno e qui, stabilito un contatto con il governo di Vittorio Emanuele III, prese parte attiva nell'organizzare una rete spionistica al fine di liberare le regioni settentrionali in mano ai tedeschi. Fece dunque ritorno al Nord grazie all'appoggio dell'esercito britannico e gli inglesi furono i suoi referenti immediati, attraverso Radio Londra; la sua formazione armata venne aiutata con numerosi lanci di armi e materiali. Assieme a due compagni, Sogno inizialmente fu paracadutato con un'azione notturna nei pressi del lago di Viverone da un aereo inglese decollato dalla Tunisia, per creare e dirigere l'Organizzazione Franchi, la formazione partigiana più corposa dell'antifascismo liberale.
    Il 31 marzo 1944 fu arrestato la prima volta dai tedeschi, a Genova, assieme ad Aldo e Alberto Li Gobbi, ma - recluso nella Casa dello Studente - riuscì a fuggire. Nel medesimo periodo, il tenente Sogno, nel tessere la sua rete spionistica, prese contatti anche con la Brigata Osoppo e, quando le sorti delle forze tedesche parevano oramai segnate, dall'inizio del 1945 avrebbe tentato di avviare una trattativa con la Xª Flottiglia MAS del principe Junio Valerio Borghese al fine di coordinare ed unire gli sforzi in un fronte comune per fermare l'avanzata delle milizie jugoslave guidate da Tito nei territori orientali dell'Istria e dell'area giuliana. Condusse le sue azioni fino al suo arresto rocambolesco e, secondo alcuni, siccome Sogno fu arrestato nel gennaio 1945, nel febbraio non tentò alcuna trattativa con il principe Borghese, che per altro non ha mai conosciuto. 
    Tra le imprese più significative ci fu, nel gennaio del 1945, la tentata liberazione di Ferruccio Parri, allora detenuto nell'albergo Regina & Metropoli di via Santa Margherita (oggi via Silvio Pellico), a Milano, dove le SS avevano stabilito il loro quartier generale. Sogno si presentò nell'albergo indossando un'uniforme della milizia tedesca, fingendosi latore di messaggi speciali, con il piano di sparare poi direttamente contro i tedeschi, liberare Parri e scappare con lui: ma fu riconosciuto, catturato e torturato dai nazisti fino ad essere quasi evirato; non nascose le sue intenzioni ma non rivelò informazioni, e sarebbe forse stato fucilato immediatamente se non fosse stato che ormai la guerra era quasi finita e, in qualità di militare italiano prigioniero di guerra (e non "bandito", "traditore" o "sovversivo", come venivano definiti i partigiani non militari) aveva lo status di Internato Militare Italiano. Venne quindi mandato in un campo di prigionia in provincia di Bolzano, dove sopravvisse fino alla fine del conflitto. Assieme a lui finirono nel campo di Bolzano altri partigiani "bianchi", come Mario Luino e Alfredo Rigodanzo "Catone", oltre a Teresa "Marisa" Scala e Margarethe de Colins de Tarsienne (moglie di Indro Montanelli). 
    Tra il 1945 ed il 1946 fondò e diresse le testate Corriere Lombardo e Costume. Fu deputato alla Consulta Nazionale in rappresentanza del Partito Liberale Italiano, dal settembre 1945 al giugno 1946. Dopo il referendum del 2 giugno 1946 che aveva visto l'affermazione della Repubblica fece senza successo numerosi appelli alla Corte di cassazione, al fine di rovesciare il risultato delle urne, che, come molti monarchici, credeva fosse stato oggetto di brogli elettorali. All'inizio degli anni Cinquanta pubblicò un giornale anticomunista intitolato "Pace e libertà", che nel 1953 si trasformò, con finanziamenti statunitensi, nell'omonimo movimento, filiazione italiana del francese "Paix et liberté", direttamente collegato alla CIA e sostenuto finanziariamente dalla NATO. I membri di Pace e Libertà vennero soprannominati "pretoriani", come quelli dell'Organizzazione Gladio erano i "gladiatori".  Del movimento faceva parte anche il commissario Dides, agente dei servizi segreti statunitensi, responsabile della costruzione di una rete parallela alla polizia francese (Rete Dides), di cui facevano parte i commissari e gli ispettori epurati dopo la caduta del governo di Vichy e reintegrati appositamente, alla quale si ispirò Mario Scelba per la riorganizzazione della Polizia italiana. Gruppi come questo dovevano dedicarsi alla guerra psicologica e alla propaganda anticomunista, e furono appoggiati dal governo italiano con l'approvazione di Alcide De Gasperi in quanto essi rientravano negli accordi per poter entrare nel Patto Atlantico.
    Grazie al suo passato militare, fu nominato nel 1951 membro del Planning Coordination Group della NATO, incarico che comportò il suo trasferimento a Londra presso la segreteria dell'Alleanza Atlantica. L'anno successivo frequentò i corsi al Defense College della NATO a Parigi, un organismo creato da Eisenhower per formare quadri destinati alla guerra psicologica contro il comunismo; ottenne anche la Bronze Star, la più alta onorificenza per individui non americani. Nel maggio 1970 Sogno lasciò gli incarichi diplomatici e rientrò in Italia dove diede vita ai Comitati di Resistenza Democratica, una serie di centri politici nati in funzione anticomunista ai quali aderirono numerosi ex partigiani "bianchi" e "azzurri", come Enrico Martini (comandante "Mauri"). Nel 1971, a Castelnuovo ne' Monti (RE), in un incontro fra ex-partigiani, presentando i “Comitati di resistenza democratica” lanciò un appello contro « posizioni sostanzialmente antidemocratiche », rappresentate a suo dire da PCI e MSI: il documento fu sottoscritto da dieci medaglie d'oro al valor militare, fra le quali Aldo Cucchi, Gianandrea Gropplero di Troppenburg e Gino Mattiussi oltre che lo stesso Sogno.
    Negli anni settanta Sogno si convinse che l'Italia necessitava di una repubblica presidenziale e quindi di una riforma costituzionale simile a quella che il generale Charles de Gaulle aveva ottenuto in Francia con l'instaurazione della Quinta Repubblica. Strinse amicizia con Randolfo Pacciardi, ex partigiano e politico repubblicano, fautore della repubblica presidenziale, e si affiliò alla massoneria del Grande Oriente d'Italia, associandosi alla loggia massonica P2. Prese contatti con diversi generali e preparò un progetto di governo. Nelle sue intenzioni, doveva svolgersi «un'operazione largamente rappresentativa sul piano politico e della massima efficienza sul piano militare», come scrive lo stesso Sogno e lo scopo era spingere il presidente della Repubblica Giovanni Leone a nominare un nuovo governo capace di modificare la costituzione in senso presidenzialista, con a capo Pacciardi, il quale avrebbe dovuto essere "il de Gaulle italiano".  Al ministro della difesa Giulio Andreotti si attribuisce il merito di aver fatto trasferire i vertici militari coinvolti, ostacolando il progetto golpista, che comunque non andò mai oltre la fase dell'ideazione. Paolo Emilio Taviani, all'epoca ministro degli Interni, scrisse, dopo la morte di Sogno, di averne avuto informazione e di aver dato disposizioni al Capo della Polizia di indagare; Taviani suppone che in tal modo tali informazioni siano giunte in possesso della Procura della Repubblica di Torino. A seguito delle accuse Sogno venne anche espulso dall'associazione partigiana FIVL, della quale era vice-presidente. Nel 1974 (poco prima Sogno era stato insignito da Leone dell'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana) il magistrato Luciano Violante lo accusò di aver pianificato insieme a Randolfo Pacciardi e a Luigi Cavallo il cosiddetto "Golpe bianco" «al fine di mutare la Costituzione dello Stato e la forma di governo con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale»: finì nel 1976 per un mese e mezzo in carcere a Regina Coeli insieme a Luigi Cavallo, ritenuto dal giudice Violante il vero ideatore del "Golpe bianco". La causa della decisione di forzare la mano di Leone fu l'avvicinamento di ampi settori della sinistra democristiana e del PCI all'area di governo, convinzione nutrita da settori chiave dell'esercito e da numerosi ex partigiani liberali, repubblicani, monarchici ed anche ex comunisti pentiti. Convinto di giovare alla causa anticomunista, testimoniò, con Licio Gelli (il maestro venerabile della P2) e Luigi Cavallo, in favore del faccendiere Michele Sindona (che riteneva un perseguitato politico dalla "magistratura filocomunista") in un'inchiesta svizzera per truffa bancaria e bancarotta, per evitare che gli Stati Uniti lo estradassero in Italia; in seguito si scoprirono le connivenze di Sindona con Cosa nostra americana. Sogno, come Gelli, pensava che a Sindona non sarebbe stato garantito un equo processo per il reato di bancarotta e che rischiasse di venire ucciso in carcere (Sindona morì poi nel supercarcere di Voghera per avvelenamento).  Il processo contro Sogno, Cavallo e Pacciardi si concluse il 13 settembre 1978 un proscioglimento "per non aver commesso il fatto".
    Uomo scomodo e ingombrante, era detestato da una larga parte della sinistra, ma poco amato anche dalla destra. Entrambi gli schieramenti non gli perdonavano l'avversione per entrambe le ideologie dei totalitarismi novecenteschi, comunismo e fascismo, i cui eredi italiani sedevano su entrambe le sponde parlamentari in gran numero, oltre che per il sospetto di golpe e la sua amicizia con la famiglia Agnelli (in particolare con l'avvocato Gianni Agnelli) e i vertici della FIAT.  Riottenne una certa notorietà negli ultimi anni della sua vita. Negli anni '80 si avvicinò a Bettino Craxi e al nuovo corso di "terza via" attuato dal Partito Socialista Italiano dopo il distacco dal marxismo avvenuto nel 1976.  Negli anni novanta, con Tangentopoli e il collasso del vecchio sistema politico, ebbe la sensazione che la sua speranza di un'Italia gollista avrebbe potuto finalmente avverarsi. Si rimise perciò a scrivere con grande entusiasmo, pubblicò alcuni libri e fece altre battaglie politiche; scrisse su Il Giornale e su L'Indipendente durante la direzione di Vittorio Feltri.  Tornò infine sulla scena politica nel 1996, candidandosi al Senato con Alleanza Nazionale (partito diverso dalla sua storia politica, nato dalla svolta dei postfascisti). Non eletto, si ritirò a vita privata, polemizzando con la presenza nelle istituzioni di ex appartenenti al PCI rimasti in politica, come Massimo D'Alema. Morì a Torino nel 2000. 

    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Edgardo_Sogno