Centro Studi Piero Gobetti - Polo del '900

Marcello Vitale. Movimenti politici e sociali degli anni Sessanta e Settanta

Fondo
  • Soggetto conservatore

    Centro studi Piero Gobetti

  • Segnatura definitiva

    Cspg / Vitale

  • CRONOLOGIA* E ALTRE DATAZIONI

    • Datazione * 1951-1997
    • Definizione cronologica 1951-1997
    • Cronologia* specifica (DTS)
    • Tipo principale

  • Consistenza fisica

    • Consistenza specifica 252 faldoni

  • Descrizione

    Creato alla fine degli anni Settanta per iniziativa della famiglia di Marcello Vitale (militante di Lotta Continua a Torino, morto in un incidente stradale) e di Franco Sbarberi, che era stato professore di Marcello al liceo. Si compone di versamenti diversi di materiale, effettuati nel corso degli anni da ex militanti politici e sindacali della nuova sinistra, perlopiù torinese. Si tratta dunque di un fondo aperto, passibile di ulteriori donazioni. Nel fondo è stato fatto confluire anche il materiale di propaganda politica e sindacale che il CSPG autonomamente aveva raccolto negli anni Sessanta e Settanta. La documentazione, raccolta in 32 subfondi è costituita per lo più da volantini ciclostilati e a stampa, fascicoli ciclostilati e a stampa, opuscoli, giornali e riviste, appunti manoscritti, corrispondenza, manifesti. Le riviste e i giornali pervenuti tramite i singoli versamenti sono stati uniti fisicamente alle collezioni della biblioteca del CSPG, ovviamente con l'indicazione della provenienza. Le riviste minori e i numeri unici sono invece conservati fisicamente con il fondo stesso, raccolti in 22 faldoni e ordinati alfabeticamente per testata. L'inventario analitico del fondo segnala le riviste, i giornali e i numeri unici pervenuti con ogni singola donazione.
     
    L’archivio Marcello Vitale di Marco Scavino
    (in a cura di Fabio Levi e Alice Rolli, Il mondo di Marcello. Operaio per scelta nella Torino del ’68, Torino, Silvio Zamorani Editore, 2006)

    L’idea di creare un archivio nel quale raccogliere e conservare il maggior numero possibile di documenti, relativi ai movimenti di lotta e alle organizzazioni che avevano operato dopo il ’68, maturò verso la fine degli anni Settanta. La famiglia di Marcello, insieme a Franco Sbarberi, ne discusse con il Centro studi Gobetti, con Norberto Bobbio e Giorgio Agosti, e l’idea fu subito accolta con favore. Ci si rivolse dunque ad alcuni amici e collaboratori, che a vario titolo erano stati attivi in quei movimenti, chiedendo loro di donare ciò che avevano conservato in merito: materiali di propaganda, bollettini, documenti di discussione, manifesti, raccolte di giornali e di riviste, opuscoli, ma anche quaderni personali, block-notes, fogli di appunti. In pochissimo tempo al Centro studi iniziarono così ad arrivare scatole e borse piene di carte di ogni genere, che ognuno aveva recuperato dagli armadi e dai cassetti di casa, dagli scaffali delle librerie, talvolta addirittura dalle cantine o dalle soffitte. Migliaia e migliaia di fogli, una mole davvero enorme di documentazione, che a prima vista poteva anche sconcertare e disorientare, tanto era disomogenea, ma che in realtà rifletteva alla perfezione il carattere magmatico di quelle esperienze, di quei tanti percorsi individuali e collettivi, di quella miriade di iniziative che si erano intrecciate negli anni del “movimento”. Lo scopo, d'altra parte, era proprio evitare che andasse disperso tutto quanto era stato prodotto in quegli anni. A differenza delle organizzazioni di tipo istituzionale (come i partiti o i sindacati), i movimenti nati dopo il ’68 non avevano degli archivi ufficiali, non si preoccupavano di conservare copia di ciò che stampavano e diffondevano, non tenevano registri e protocolli. Erano realtà fluide, irrimediabilmente segnate dallo spontaneismo e da una cultura del tutto refrattaria a ragionare in termini burocratici. E nel momento in cui andarono scomparendo dalla scena politica e sociale (come appunto stava accadendo sul finire degli anni Settanta: Lotta Continua, ad esempio, si era sciolta già nell'autunno del ’76), il rischio che di essi non restasse pressoché traccia, pubblicamente, era davvero molto serio. Non a caso, in quel periodo diverse altre biblioteche e fondazioni di cultura - un po' in tutta l’Italia - decisero di muoversi nella stessa direzione, promuovendo iniziative analoghe tra quanti avevano preso parte (a qualsiasi titolo) a quelle esperienze: studenti, operai, insegnanti, che avessero avuto o meno funzioni di tipo particolare nelle diverse organizzazioni di movimento. Ciò che interessava, infatti, non era tanto (o almeno non solo) la Storia, con la S maiuscola, di quei movimenti, quanto piuttosto la loro quotidianità, le loro forme di comunicazione, i loro linguaggi e la loro diffusione nella società dell’epoca. Nacquero così, a Milano, a Roma e in diverse altre città, quelli che sono poi stati chiamati “gli archivi del Sessantotto”: archivi non “ufficiali”, di tipo non tradizionale, ma nei quali (proprio per questa loro caratteristica) è stato possibile conservare un tipo di documentazione “di base” che solitamente, per quanto riguarda altri periodi storici, è abbastanza rara. 
    L'archivio intitolato con il nome di Marcello, arricchitosi negli anni successivi grazie a ulteriori donazioni dì materiale, è oggi uno dei più importanti e significativi, nel suo genere, a livello nazionale. Si compone di oltre trenta sezioni, tante quante sono le persone che vi hanno versato i documenti in loro possesso. Questi ultimi si riferiscono in larghissima maggioranza al periodo compreso fra l'autunno del 1967, quando vi fu l'occupazione della sede universitaria di Palazzo Campana a Torino, sede all'epoca delle facoltà umanistiche, e la metà degli anni Settanta, cioè il momento di maggior diffusione delle lotte sociali e di massima espansione delle organizzazioni extra-parlamentari. La documentazione conservata, inoltre, si riferisce quasi tutta alla realtà torinese, anche se non mancano i materiali di altri centri piemontesi (soprattutto il biellese) e di altre città italiane (e in misura minore anche di altri paesi, soprattutto la Francia), così come quelli elaborati dai centri nazionali delle varie organizzazioni. L’archivio, insomma, “fotografa”, per così dire, l’attività dei movimenti in un arco di tempo e in un ambito territoriale molto precisi: Torino e gli anni delle grandi lotte studentesche e operaie, a partire dal 1968-69. 
    Vi sono compresi materiali di ogni genere. Volantini di agitazione, in primo luogo, destinati a singole e specifiche situazioni di lotta, dal linguaggio perlopiù semplice e diretto, che venivano stampati al ciclostile (una macchina oggi assolutamente superata dal punto di vista tecnologico, che consentiva con una spesa molto limitata di produrre un numero di copie modulabile a piacere) e diffusi davanti alle scuole e alle fabbriche, quasi ogni giorno, per promuovere un’assemblea o uno sciopero, indire una manifestazione di piazza, commentare gli avvenimenti politici, denunciare un fatto. Altri sono invece bollettini o documenti di analisi e discussione, rivolti ai militanti e decisamente più complessi, con un contenuto marcatamente politico-ideologico, e non di rado basati su un linguaggio, una terminologia e una retorica che, in qualche caso, oggi risulta persino difficile comprendere. Non mancano poi i quaderni e i fogli manoscritti, in cui si trovano le annotazioni più diverse, dalla sintesi di una riunione allo schema di un volantino da stampare, dalle osservazioni su libri e articoli appena letti agli “ordini del giorno” delle assemblee. Meno numerosi, ma interessantissimi, sono inoltre i manifesti a stampa, impostati su una grafica decisamente innovativa (simile per alcuni aspetti a quella del “maggio francese”), con un’immagine dissacratoria del potere e dell’autorità, e poche parole forti, dure, talvolta volutamente provocatorie. E ci sono anche alcuni esemplari, piuttosto rari, di quei grandi manifesti scritti a mano, con il pennarello, che venivano affissi agli ingressi delle scuole e delle fabbriche, e che - in ossequio alla mitologia della “rivoluzione culturale” maoista - erano indicati con il termine cinese “ta tze bao”. 
    Un ruolo particolare, infine, è quello dei giornali e delle riviste, che in qualche caso costituiscono delle rarità assolutamente introvabili nelle biblioteche di tipo tradizionale. Accanto alle testate più note e più diffuse all’epoca (in Italia, caso unico a livello mondiale, alla metà degli anni Settanta uscivano ben tre giornali quotidiani dell’estrema sinistra: “il manifesto”, “Lotta Continua” e “Il Quotidiano dei lavoratori”, oltre a svariate riviste di carattere politico-ideologico), l’archivio conserva infatti un’enorme quantità di pubblicazioni minori, legate a singole realtà di intervento, o a temi specifici, dalle lotte sulla casa all’ecologia, al femminismo, alla cosiddetta “controcultura”. Si va dalle vere e proprie pubblicazioni a diffusione nazionale, sino ai giornaletti scolastici, di fabbrica o di quartiere, che uscivano con una periodicità del tutto irregolare e circolavano solo entro circuiti distributivi “militanti”; né mancano alcune copie di riviste e di giornali esteri, acquistati durante qualche viaggio o frutto di scambi con gruppi di altri paesi. 
    Grazie a queste caratteristiche, l’archivio Marcello Vitale è diventato progressivamente un punto di riferimento fondamentale, per chi vuole conoscere e studiare quella che, sul piano storiografico, è stata definita come “la stagione dei movimenti”. Alcuni aspetto e alcuni momenti di quella stagione, nella specifica realtà torinese, vi sono documentati infatti in maniera addirittura minuziosa: le prime occupazioni universitarie, ad esempio, e la nascita del movimento studentesco, ma anche i primi scioperi spontanei che si verificarono alla Fiat Mirafiori nella primavera del 1969 (e in occasione dei quali avvenne l’incontro fra studenti e operai, in polemica con i sindacati e con i partiti ufficiali della sinistra), e poi l’autunno caldo dello stesso anno, con la nascita dei gruppi di Lotta Continua e Potere Operaio, oppure ancora il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici del 1973, la campagna per il “no” al referendum del 1974 sul divorzio, promosso dalla Democrazia Cristiana, le lotte sul diritto alla casa dei quartieri popolari delle Vallette, della Falchera, di corso Taranto, di Mirafiori Sud. Momenti e passaggi della storia di quegli anni in cui le formazioni politiche e i movimenti dell’estrema sinistra ebbero senza dubbio un ruolo di primo piano, sul quale è andato crescendo i questi ultimi anni l’interesse da parte di numerosi ricercatori e studenti, che hanno utilizzato l’archivio per tesi di laurea e di dottorato, seminari universitari, pubblicazioni di carattere scientifico, articoli di giornale, preparazione di mostre, ma anche per semplice curiosità e documentazione personale. Ed è significativo che ormai non siano tanto gli aspetti politico-ideologici di quelle esperienze, a interessare maggiormente gli studiosi (in particolare i più giovani), quanto piuttosto la loro dimensione comunicativa, i loro linguaggi e la loro cultura, la loro capacità di creare ambiti di relazione in cui si confrontavano persone differenti per status e formazione, in cui l’utopia faceva da lievito a una partecipazione politica, intesa come diritto di tutti i soggetti sociali a prendere la parola in prima persona, ad auto-organizzarsi, a battersi per le proprie esigenze e i propri bisogni, a non fidarsi delle deleghe e delle mediazioni istituzionali, a ribaltare i concetti tradizionali di potere e di autorità. Un approccio ancora largamente da esplorare, forse, sul piano degli studi, e per il quale un archivio come quello intitolato a Marcello costituisce indubbiamente una fonte di primaria importanza. 

    Un avviso, infine. L’archivio intitolato a Marcello è tuttora un archivio “aperto”, nel senso che possono sempre confluirvi nuove donazioni di documenti, relativi a quegli anni e a quelle esperienze. Le persone che ancora conservano volantini, giornali e riviste, opuscoli, manifesti, quaderni e block-notes personali, o qualunque altro tipo di documento attinente i movimenti degli anni Sessanta e Settanta, e che volessero contribuire all’ulteriore arricchimento dell’archivio, possono rivolgersi per questo al Centro studi Piero Gobetti di Torino. 
                                                                                                   Marco Scavino

     

  • Modalità di accesso

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  • Strumenti di ricerca

    Centro studi Piero Gobetti, Inventario del fondo Marcello Vitale sui movimenti politici e sociali degli anni Sessanta e Settanta, pubblicazione a uso interno.


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